Elettroshock: un cervello per nemico
La SOPSI libera la TEC.
Poche lettere per un tema importante: riaprire o continuare a chiudere le porte alla TEC (Terapia Elettroconvulsivante), meglio conosciuta come Elettroshock?
Da un lato c’è la SOPSI (Società Italiana di Psicopatologia) che la considera funzionale alla cura di episodi depressivi, dall’altro ci sono medici e opinione pubblica scettici riguardo a un metodo non scientificamente provato e di cui, ancora oggi, non si conoscono tutte le possibili conseguenze.
L’unica struttura in Italia attualmente autorizzata all’uso dell’elettroshock è la clinica psichiatrica dell’Università di Pisa diretta dal professor Giovanbattista Cassano, non a caso consigliere della SOPSI, che ne difende l’uso laddove non risultino efficaci le terapie farmacologiche.
Ma il dubbio rimane di fronte a una terapia non documentabile, potenziale causa di perdita di memoria e di morte del paziente, ma che soprattutto nega il rapporto tra cervello ed essere umano, riducendo il corpo a un semplice contenitore e il cervello a un computer da riavviare.
